LUNEDì 24 DICEMBRE 2018 (Lc. 1, 67-79) "Tenerezza" C'è una parola che emerge sopra le altre: tenerezza. L'antico Testamento, simbolicamente rappresentato da Zaccaria si conclude con questa parola che è un incanto. E' una parola che si distingue, che si fa notare subito sebbene sia modesta e nascosta in mezzo a tutte le altre ben più roboanti... E' una parola che fa la differenza, perchè tradisce il segreto nascosto e svelato del mistero del Natale, quando il Dio Bambino salva interpellando la parte più intima e buona di ciascuno. Ma lo vedremo a Natale. La tenerezza è "tendere verso" ed è proprio il dinamismo dell'Incarnazione del Figlio di Dio il quale prima esce da sè, assume la condizione dell'altro, la compatisce vi si dona in maniera assoluta. Dio entra nella storia, diventa uomo per la sua tenerezza! E' qui che va cercato il senso del mistero del Natale! E' qui che bisogna rovistare per scoprire la novità che trasf...
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DOMENICA 23 DICEMBRE 2018 (Lc. 1, 39-45) IV di Avvento “Venga" L’espressione meravigliata di Elisabetta di fronte a Maria è per noi una luce importante per guardare il mistero del Natale. «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?». Non si riesce a trovare motivi che giustifichino il fare di Dio, come si manifesta a Betlemme. Non ci sono giustificazioni, se non la magnanimità dell’amore di Dio. Come Elisabetta così anche noi ci troviamo preceduti da una grazia che non dipende da noi e dalle nostre opere, ma dalla gratuità, dalla condiscendenza di Dio. «Questa è l’insondabilità dell’amore: il fatto di non diventare per scherzo, ma seriamente e veramente uguale all’amato» (Briciole filosofiche), così concludeva il noto filosofo S. Kierkegaard un racconto nel tentativo di spiegare come Dio annulli le distanze tra Creatore e creatura. Io la sintetizzo così: Un re si innamora di una ragazza poverissima e rimugina dentro di sé come poter farla diventare ...
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SABATO 22 DICEMBRE 2018 (Lc. 1, 46-55) “! ! ! !" Chissà che gioia incontenibile nel cuore di Maria… Il magnificat possiamo vederlo come l’esplosione del cuore di Maria. Il segno della gravidanza di Elisabetta conferma in maniera inequivocabile l’azione di Dio in Maria preannunciata dall’angelo. Maria si sente avvolta dalla volontà di Dio come da un abbraccio tenerissimo. Nel riconoscere l’azione di Dio nella sua vita, Maria esplode di gioia. Questo è messo in evidenza dal primo versetto in cui la successione dei verbi ha una sua logica interna, per cui l’anima di Maria prima magnifica Dio in sé, poi esplode in un giubilo incontenibile: dal “magnificare” all’ “esultare”. A volte ci manca la gioia perché non sappiamo riconoscere l’agire di Dio nella nostra vita. Maria c’invita a magnificare il signore, allora sgorgherà anche la gioia. Anche a noi viene offerto un segno per il Natale: un bambino avvolto in fasce e posto in una mangiatoia. La verità storica di ques...
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VENERDì 21 DICEMBRE 2018 (Lc. 1, 39-45) “Grembo” Oggi siamo attirati dai grembi…e siamo costretti a ridimensionare Dio, ma non nel senso di rimpicciolirlo, tutt’altro! Ridimensionare Dio nel senso che per essere tutto in uno zigote prima e in un embrione poi dev’essere talmente maestoso da non trovare limiti nemmeno nell’infinitamente piccolo. Dio non solo è in uno zigote, ma è zigote! Dio non solo è in un embrione, ma è embrione! Dio “comprime”(esprime!) la sua infinità nell’esistenza limitata di questo embrione, prima, e bambino poi. Quei due grembi che si guardano e si riconoscono ci sussurrano questa maestosa bellezza: Dio è capace di comunicarsi nel ristretto spazio di esistenza che l’uomo è nelle varie fasi della sua vita. Abbiamo due grembi che si riconoscono all’istante. La vita riconosce la Vita, l’amore riconosce l’Amore. Due creature che s’azzuffano di gioia da un grembo all’altro: bellissimo! Il Signore porta gioia fin dal grembo di sua madre. Sentiamo il vo...
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GIOVEDì 20 DICEMBRE 2018 (Lc. 1, 26-38) “Maria” Della figura di Maria, oggi, raccogliamo il suo atteggiamento, la risposta gioiosa all’annuncio dell’angelo. In greco, che è la lingua in cui è scritto il Vangelo, si legge “ghénoito”, che in latino viene tradotto con “fiat” e in italiano suona così: “Avvenga”. La parola italiana assume significato a seconda dell’espressione della voce, per cui potrei intendere una rassegnazione, per cui malgrado io non vorrei, mi rassegno che avvenga come è stato detto. Oppure potrebbe anche esprimere una certa indifferenza, come quando si dice che accada pure una cosa che non ci riguarda né interessa o, che se anche ci riguardasse, per noi è indifferente. Ma la forma verbale greca è un ottativo, ossia un modo verbale che viene usato per esprimere anche l’atteggiamento gioioso, desideroso, di chi si augura che avvenga una determinata cosa: “sarebbe proprio bello che avvenisse”, “mi auguro che avvenga”, “desidero che avvenga”. Pertanto in qu...
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MERCOLEDì 19 DICEMBRE 2018 (Lc. 1, 5-25) “Zaccaria" Se scorriamo con calma i primi capitoli del Vangelo di Luca, i cosiddetti Vangeli dell’infanzia, ci accorgiamo che tutti i personaggi principali sono persone in attesa: Zaccaria, Elisabetta, Maria, Simeone. Ma anche nel Vangelo di Matteo: la genealogia, Giuseppe, i Magi. Tutti, Zaccaria, Elisabetta, Maria, Giuseppe, Simeone e Anna, i Magi stanno attendendo che qualcosa di nuovo e di bello accada. Sono tutte pagine di Vangelo che trasmettono pace, gioia, serenità: sono luminose! Perché? Perché tutti questi personaggi sono in attesa che si realizzi una promessa di bene, di gioia. «Zaccaria, tua moglie ti darà un figlio» (Lc. 1, 13). «Maria, concepirà hai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc. 1, 31). «Lo Spirito Santo aveva preannunciato a Simeone che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il messia del Signore» (Lc. 2, 26) «Giuseppe, figlio di Davide, non temere... Maria partorirà un ...
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MARTEDì 18 DICEMBRE 2018 (Mt. 1, 18-24) “Giuseppe" Nel cammino verso il Natale del Signore la liturgia ci fa incontrare un personaggio stupendo, un po’ sconosciuto forse, ma di grande spessore umano e spirituale: san Giuseppe. Di lui il Vangelo ci dice che era uomo giusto. Un’espressione sintetica che però lascia intendere la grandezza di questo uomo. “Giusto” nella Bibbia non significa che uno fa le cose giuste, secondo giustizia o per lo meno non secondo la giustizia come la intendiamo noi di dare a ciascuno il suo. Per cui se a uno devo pagare 10 cachi ne devo pagare 10 e non 9. Oppure se c’è scritto che devo santificare le feste allora devo andare a messa tutte le domeniche e così osservo il comandamento. Questa è un’idea di giustizia troppo povera per comprendere cosa vuole dirci il Vangelo quando di Giuseppe dice che era uomo giusto. L’uomo giusto nella Bibbia è l’uomo che è timorato di Dio, ossia che ha a cuore fare la volontà di Dio. Giusto è colui che si ric...